SICUREZZA, DIRITTI, PACE: l’inganno della militarizzazione

Politica
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Un giovedì pomeriggio come tutti gli altri, apprendo da un articolo su Il manifesto che “I piloti dell’Aeronautica militare italiana hanno superato le 2 mila ore di volo nell’addestramento con gli F-35A. Ogni ora costa al paese 40 mila euro, per un totale di circa 80 milioni”. Sarà estremamente difficile comporre un testo a partire da questa notizia.

Inizio esprimendo la più totale convinzione che da questa drammatica esperienza ci siano persone che hanno imparato molto, ma il mio scetticismo nei confronti del motto andrà tutto bene è stato chiaro sin dalla sua nascita. Mi ha lasciato con l’amaro in bocca leggere le righe sopra riportate. Sento un forte senso di delusione. In questi mesi, abbiamo sentito parlare tutti i giorni ovunque di ventilatori, di posti letto, di sanità pubblica, ma anche di didattica a distanza, di sicurezza sul lavoro, e ad oggi mi chiedo se sia stata solo una finta. Provo grande avversione nei confronti delle persone che rivestono ruoli istituzionali (e non solo) che hanno come priorità politica la militarizzazione, simulando per giunta un’affannata ricerca di soldi per tenere in piedi i diritti dei cittadini. Perciò, in questa sede ho infine deciso di concentrarmi su tre parole chiave: sicurezza, diritti, Pace

Recentemente, in particolare durante il governo Lega Nord-M5S, ma non è il solo, l’idea di sicurezza è stata posta al centro di innumerevoli questioni. Tutti si augurano di vivere in sicurezza, quindi è bene capire cosa significhi. Ci sono infatti due scuole di pensiero: quella militarista e quella pacifista. Stando alla visione militarista, la sicurezza è quella nei confronti di nemici riconducibili a nostri simili; l’accezione pacifista parla invece di protezione da nemici non identificabili nell’essere umano. È l’individuazione di chi o cosa sia il nemico che fa da spartiacque tra le due visioni. Per identificarlo, dovrò applicare la mia riflessione ad una ipotetica società giusta, in quanto essa è lo scopo dell’umanità nel corso della storia, e perché solo questo requisito permette la legittimità della mia idea (pure il termine “giusta” non fa che evocare molte idee di giustizia, anche incompatibili tra loro, ma in questo testo mi limito a rivestirlo del significato più consono in riferimento al contesto in cui è inserito, ovvero quello che rimanda al concetto di giustizia sociale). Alla luce della crisi globale causata da COVID-19, è emersa una fortissima interconnessione tra le persone del nostro pianeta: ha di fatti platealmente dimostrato che la priorità di tutta l’umanità è la vita, onde per cui, associare nostri simili a nemici penso sia sciocco, se non addirittura in-credibile. Considero l’opzione pacifista quella razionale e adatta, dal momento che i veri nemici da cui le società devono proteggersi sono le catastrofi naturali, le epidemie, tutte le minacce che mettono a repentaglio l’armonia con cui il mondo dovrebbe vivere. Sostengo convintamente che non sia possibile creare un confuso miscuglio tra le due visioni, rigorosamente non conciliabili. Metterle assieme, come d’altronde avviene nel mondo contemporaneo, significa avere una visione pacifista senza fidarsi…un po’ come darsi la mano dopo un patto, tenendo la pistola nascosta dietro la schiena con l’altra mano (faccio riferimento ad una vignetta che vidi tempo fa). Reputo negativa la visione militarista perché è cieca di fronte all’innegabile bisogno comunedi tutta l’umanità, ovvero la sicurezza pacifica.

La sicurezza pacifica può essere chiamata anche garanzia dei diritti: alla salute, all’istruzione, al lavoro, alla vita. La militarizzazione non è che una distrazione dagli interessi comuni dell’umanità. Ad esempio, non è possibile in alcun modo condividere l’idea che la DAD (Didattica A Distanza) possa garantire il diritto allo studio a quegli studenti che non hanno i mezzi per diventare dei “fuorisede”: si usino le risorse economiche per più borse di studio; non inventiamoci che mancano soldi per politiche a favore dell’ambiente, non prendiamoci in giro che manca il sostegno alla sanità pubblica. A questo potrò credere solamente quando finanziare l’odio non sarà più una priorità. Proprio negli ultimi mesi, stiamo sperimentando grave insicurezza, dovuta all’instabilità della vita. È triste, e se vogliamo anche un po’ ironico, pensare che alcuni nostri politici ci facevano credere di essere al sicuro perché protetti dalla NATO, o dalle “forze dell’ordine”, dall’esercito. Ci è stato dimostrato che era tutta una recita, volta alla malata ricerca di consenso. Esorto a pensare globale, ad un mondo in cui le istituzioni sono all’esclusivo servizio della vita delle persone. A questo proposito, ricordo che durante gli incendi in Australia e la vicenda tra U.S.A. e Iran, un bambino di nome Manuel di nove anni disse: “L’Iran e l’America potrebbero costruire delle bombe d’acqua e lanciarle in Australia, spenderebbero anche molto meno.” Nonostante io non sia capace di assicurare la veridicità di questo intervento, forse a tutti noi servirebbe un po’ d’ingenuità infantile, genuinamente pacifica e solidale, solare e giocosa, armoniosa e sincera, non macchiata dagli interessi egoisti, malvagi e violenti dei “grandi”.

Per quanto riguarda la terza e ultima parola, sono in dovere di citare Fabrizio De André. Lui ci ha dato la soluzione per porre fine alle guerre e alla militarizzazione. Il testo della canzone Girotondo ha colto nel segno: le guerre finiranno quando chi è chiamato, od obbligato (e dunque sottomesso), a combatterle si ribellerà. Pensate a Leon Weckstein che, incaricato di dare l’ordine di bombardare la Torre di Pisa durante la Seconda guerra mondiale, si rifiutò per la dolcezza che essa suscitò in lui. La Pace si può raggiungere esclusivamente se chi ha il potere di fare la guerra si rifiuta di farla. Un grande passo avanti rispetto al passato è stato compiuto dalla nostra Assemblea costituente nel 1946, che nel dar vita alla Costituzione, scrive l’articolo undicesimo, penultimo dei principi fondamentali, la cui prima parte recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali […]. La seconda parte dell’articolo undici apre le porte alla cooperazione internazionale. La lineare ragione che giustifica il ripudio dei conflitti armati e la cooperazione internazionale è reperibile nella realtà che ogni stato deve, o dovrebbe, avere come primo obiettivo il benessere dei suoi cittadini. Premesso che gli esseri umani sono in primis animali, e perciò dominati tutti dalle stesse leggi della natura, e considerato che sono tali leggi che spingono l’uomo a cercare il benessere, gli stati non possono che collaborare per garantire quel medesimo benessere. Esso, nelle civiltà contemporanee, si persegue garantendo i diritti. 

Penso sia giunto il momento in cui sono obbligato a smettere di sognare per tornare con i piedi per terra. Però è vero che, come ricorda John Lennon in Imagine, se tutti, ma proprio tutti, volessimo onestamente un mondo di Pace, e fossimo dunque in prima istanza dei sognatori, allora non potreste più accusarmi di essere un sognatore, ma realista. 

Giovanni Greco

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